DISCUSSIONI

Eco ha ragione: Internet va filtrato


La proposta di Umberto Eco di creare filtri ad Internet, avanzata in un'intervista sulle pagine di questo giornale, comincia a far discutere. Ieri, il «Sole 24 ore» ospitava un articolo di Roberto Casati decisamente contrario. La sua tesi è che, se ciò avvenisse, vi sarebbero non un filtro, ma due: uno negativo (per evitare la spazzatura informatica), e uno positivo (per selezionare la qualità, da parte di qualche autorità intellettuale nominata per la bisogna). Casati rifiuta l'esperto, quasi fosse un censore se non addirittura un inquisitore, e propone l'autodeterminazione del mercato (insomma, gli utenti votano i siti migliori per ogni settore tematico).
Personalmente, preferisco la proposta di Eco, anche se ne intravedo qualche rischio. Infatti: gli utenti sono proprio tutti uguali? Un ragazzino che usa Internet a scuola è capace di difendersi dal pedofilo che comunica con lui, dal venditore truffaldino, dal propagandista politico, dal pirata informatico, dall'istigatore alla violenza? Credo di no, e dunque evviva il filtro negativo.
Per quello positivo, restiamo pure al mercato, non nominiamo dei luminari intergovernativi. Ma una cosa, in questa direzione, il mercato la fa già: ha inventato per le merci i marchi di origine controllata. E' possibile selezionare portali d.o.c., sulla base di consorzi fra produttori e di regole condivise? Non mi sembra una bestemmia, ma solo una onesta difesa del consumatore.
Omar Calabrese corriere cultura 6.3.99

 

 

 

Caro Omar Calabrese,

Nell'articolo sul Sole non biasimo i filtri (tesi normativa), quanto (tesi descrittiva) constato il fatto che sono assolutamente inutili ed è quindi inutile investire su di essi. Mi preoccupa certo il rischio liberticida, ma non era questo il punto.

D'altro canto non esistono televisioni d.o.c., editori d.o.c., giornali d.o.c., selezionati sulla base "di consorzi fra produttori e regole condivise". (Sono naturalmente disposto a ricredermi, ma aspetto un suo esempio.) Ci sono invece associazioni di consumatori, critici letterari, eccetera, che danno consigli e così facendo rischiano la propria autorevolezza. Sul web siamo tutti critici letterari.

L'etichetta d.o.c. sui prodotti culturali! Ma non ne intravede gli aspetti tenebrosi?

Cordialmente,

Roberto Casati