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Roberto Casati

Un'ontologia per l'e-book

Il 21 settembre l'Open eBook Forum (OEBF, un consorzio che include editori come McGraw Hill e Random House, produttori di software come Adobe e Microsoft, costruttori di computers tra cui IBM, e nuovi editori elettronici come iBooks) ha pubblicato un documento programmatico aperto alla discussione per 30 giorni sull'ontologia dell'ebook, consultabile su www.openebook.org. L'OEBF cerca di definire un nuovo standard per un settore promettente, elettrizzato dalle vendite di alcuni bestseller, ma ancora in cerca di una collocazione precisa nel mondo della trasmissione dei contenuti. Nonostante il grande impatto mediatico il contenuto elettronico a pagamento fatica a trovare la sua strada. Forse c'è un problema di costi. www.contentville.com vende per dodici dollari la versione elettronica di un romanzo che rilegato ne costa diciassette. Il risparmio non sembra di grande impatto. Si ritiene a volte che la difficoltà del contenuto elettronico dipenda dalla mancanza di gadgets appropriati su cui leggerlo (e in effetti gli ebook oggi in commercio sono un po' primitivi), ma questo non sembra corretto. Una famiglia americana su tre ha accesso a internet e può scaricare un libro sul computer di casa senza dover acquistare i nuovi gadget. Il vero problema è che non c'è un problema di cui l'ebook è una soluzione. Il telefono cellulare risolve un problema dato che libera l'emissione e la ricezione dai vincoli spaziali e temporali imposti dai fili. Ma qual è la difficoltà che l'ebook risolverebbe? Partire per le vacanze con un solo libro nello zaino invece di dieci? Avere le ultime uscite in tempo reale? Non a caso i produttori di ebook cercano di fornire altri contenuti e non semplicemente di rendere elettrico il libro: listini di borsa, riassunti dell'attualità, eccetera. Il che avvicina però l'ebook al palmare, con cui rischia di entrare in concorrenza.

Ho usato nel paragrafo che precede un'ambiguità del termine "ebook" che rende bene la natura del problema che interessa l'OEBF. È un'ambiguità ontologica. "Ebook" può voler dire tanto la macchina che riceve il testo, quanto il testo inviato. La stessa ambiguità naturalmente sussite anche per "libro". Se dico di aver letto o di ricordare a memoria un libro, parlo del contenuto immateriale. Ma se dico di averlo bruciato, parlo del supporto fisico. Se invece dico di aver venduto un libro lascio aperte le due possibilità. Nel caso dell'ebook l'ambiguità è più vivida. Lo stesso ebook-macchina puo ricevere un'infinità di ebook-libri.

L'idea di fondo del documento è di fornire una discussione concettuale al livello di generalità più elevato possible che permetta di classificare la nuova fauna culturale che si propaga sul web. Gli estensori del documento parlano a questo proposito di un approccio ontologico all'ebook. Una delle prime preoccupazioni degli ontologi è di creare un catalogo delle cose che ci sono, di solito organizzato in un albero o in un glossario.

Curiosamente il Glossario dellOEBF accetta l'ambiguità legata all'ebook senza tentare di risolverla:

Electronic Book (n. ) a volte ebook. 1. Un'opera letteraria in guisa di Oggetto Digitale… 2. Può anche riferirsi al macchinario hardware creato al fine di leggere ebook...

È chiaro che il contesto permette in molti casi di fare la differenza, ma dato che si tratta di neologismi tecnici sarebbe stato certo più appropriato introdurre due vocaboli (per esempio "ebook" per il contenuto, e per esempio "hardware ebook" o "hebook" per la macchina). La stessa ambiguità si ritrova, naturalmente, nella definizione di "biblioteca". Devo dire che non ho trovato convincente quasi nessuna delle definizioni del glossario. Per esempio, di un Evento si dice che è un "Accadimento che può creare eventi addizionali nell'ecologia dell'e-pubblicazione". Già, ma che cos'è un "accadimento"? Il glossario non ce lo dice.

Il glossario contiene in tutto 46 voci, in ordine alfabetico (a parte il fatto che "publisher" viene prima di "protected"). E già di per sé l'ordine alfabetico suggerisce che l'ontologia non è molto strutturata. Quando si passa al "modello di riferimento" i legami tra le varie entità vengono meglio esplicitati. Un dominio è costituito da quattro elementi: oggetti, ruoli, interazioni e autorità. Persone, organizzazioni e sistemi impersonano i ruoli e interagiscono; nelle interazioni, governate dalle autorità, vengono trasmessi oggetti. I ruoli sono abbastanza semplici; prevedono un originatore, un mediatore e un utilizzatore finale.

Come funziona il modello? "Si immagini di comprare un libro per un amico. Da un punto di vista sociale, la 'cosa' che si compra è un Dono. Da un punto di vista commerciale, è un Acquisto. Da un punto di vista legale è una Licenza. E da un punto di vista tecnico può trattarsi di un file XML che codifica i diritti legati al libro acquistato. In un'ecologia sana questi punti di vista differenti devono essere e sono conciliabili." L'idea è che si tratta di uno stesso oggetto descritto in modi differenti, e non di differenti oggetti. L'ontologia è quindi abbastanza prudente e parsimoniosa (alcuni filosofi potrebbero invece voler distinguere il Libro Acquistato dal Libro Letto). Questa parsimonia ontologica sembra preludere a un mondo commerciale in cui ruoli differenti vengono impersonati dai medesimi attori: per esempio gli autori potranno divenire agenti di se stessi ed addirittura editori di se stessi.

In effetti la vecchia categoria degli autori pare andasse stretta agli ontologi dell'OEBF, che hanno coniato il vagamente sinistro neologismo "originatori". E la sfida del nuovo viene raccolta in modo molto timido, per esempio quando alcune definizioni vengono importate direttamente dal vecchio mondo della carta stampata e dei dischi di plastica. L'ontologia dell'ebook attende un trattato migliore.